La cittadinanza attiva come idea di libertà ovvero De Tocqueville

Alexis de Tocqueville, nella sua opera “La Democrazia in America”, parla della partecipazione come vero e proprio strumento di libertà. Oggi la chiameremmo “cittadinanza attiva”.

La partecipazione, intesa come associazionismo civile e politico (esteso a tutti i bisogni e di ogni dimensione) e come impegno ed adesione alla gestione della cosa pubblica nelle istituzioni decentrate, rappresenta il mezzo universale di cui gli uomini possono servirsi per raggiungere i diversi scopi che si propongono. Generalmente, Tocqueville individua tre diverse aree di azione partecipata: le associazioni permanenti (i comuni, etc.), le associazioni politiche (partiti), le associazioni civili (cooperative).

Nel primo caso la partecipazione si presenta come autogoverno della comunità locale, nel secondo caso come critica alle leggi vigenti, nel terzo caso come sottrazione di potere allo stato, attraverso un processo di cooperazione dal basso. <<Gli americani di ogni età, di ogni condizione, di ogni tendenza, si uniscono continuamente. Essi non hanno solamente associazioni commerciali e industriali cui tutti prendono parte, ma anche di mille altre specie: religiose, morali, serie, futili, generali, particolari, grandissime e piccolissime>>. Associazionismo e società democratica sono due concetti inseparabili, secondo Tocqueville, poiché in  questo modello sociale i cittadini sono sì indipendenti, ma deboli, e dunque da soli possono ben poco, né esiste alcuno che possa obbligare un soggetto a prestare aiuto ad un altro: <<Quindi, se non imparano ad aiutarsi liberamente, cadono tutti nell’impotenza>>. Affinché gli uomini restino civili o lo diventino, dunque, è necessario che l’arte di associarsi si sviluppi e si perfezioni, presso di loro, nello stesso rapporto con cui si accresce l’uguaglianza delle condizioni.

La partecipazione dei cittadini rappresenta anche il miglior mezzo per opporsi ai tre nemici di una società democratica: lo stato accentratore, la “tirannide della maggioranza”, e soprattutto, l’individualismo.

Le libertà locali rappresentano non solamente un fattore di coesione, ma rappresentano anche una barriera contro il primo nemico: l’invadenza dello stato. Tocqueville descrive due tipi di accentramento: quello politico (concernente le leggi generali di una nazione e la sua politica estera) e quello amministrativo (riguardante problemi particolari di aree più ristrette). Non è il primo ad essere pericoloso, quanto il secondo, la tendenza del potere ad avocare a sé prerogative ed attribuzioni un tempo lasciate alle libere scelte individuali.

Tocqueville non solleva il problema dell’efficienza amministrativa, ma quello di un’azione collettiva autoregolata che sia  una forma di libertà. Contro la tendenza ad accentrare, il decentramento moltiplica le possibilità di azione comune dei cittadini e palesa la loro reciproca dipendenza. Comune, contea e sistema federale hanno tutti la loro importanza nell’equilibrio del sistema. Ma è il comune, associazione che Tocqueville ritiene naturale, il paradigma della partecipazione. I comuni americani si reggevano sulla base di assemblee composte da tutti gli abitanti.

Nel comune, dove l’azione governativa e legislativa era più vicina ai governati, il sistema rappresentativo non era ammesso. Ciò contribuiva al diffondersi di uno “spirito comunale”, che garantiva il crearsi di una sorta di comunità locale integrata, vicina al focolare domestico. Non vi era consiglio municipale: il corpo degli elettori, nominati i magistrati, li dirigeva esso stesso in tutto ciò che non era esecuzione pura e semplice delle leggi dello stato.  <<L’abitante della Nuova Inghilterra si affeziona al suo comune poiché esso è forte e indipendente; vi si interessa perché concorre a dirigerlo; lo ama perché non ha da lagnarsi della sua sorte; mette in esso la sua ambizione e il suo avvenire; si mescola ad ogni piccolo incidente della vita comunale; in questa sfera ristretta che è in suo potere, egli si esercita al governo della società; si abitua a quelle forme senza le quali la libertà procede solo con rivoluzioni: si compenetra del suo spirito, prende gusto all’ordine, comprende l’armonia dei poteri, e raccoglie infine idee chiare e pratiche sulla natura dei suoi doveri e sull’estensione dei suoi diritti>>.

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