D. B. Cooper

Identikit di D.B. Cooper

Identikit di D.B. Cooper

Ai nostri giorni, il dirottamento aereo è l’azione terroristica più temuta, dopo i fatti dell’11 settembre 2001. Ma c’è stata un momento in cui questa pratica aveva assunto una diversa connotazione. Ad esempio, tra il 1947 e il 1958, vi furono ben 25 dirottamenti in Europa dell’Est, effettuati da persone che volevano scappare dal terrore comunista. Negli Stati Uniti, invece, nel 1972, ben 12 dirottatori volevano raggiungere, all’opposto, la vicina neoroccaforte rossa di Cuba.

Ma c’è un dirottamente che è entrato nell’immaginario collettivo, celebrato in libri, film, serie tv, addirittura una serie a fumetti: nessuno spargimento di sangue innocente, e il riscatto erano soldi tolti alle compagnie di assicurazioni, alle banche, o al governo, tutti soggetti che vivono di rendita su fatiche altrui. Quel momento è stato il dirottamento di Dan Cooper, anche chiamato (dai media) D.B. Cooper (ma il suo vero nome è ancora oggi sconosciuto), l’unico caso irrisolto di pirateria aerea nella storia dell’aviazione americana.

Una piovosa notte del 1971, esattamente il 24 novembre, D.B. Cooper prese il controllo (da solo) di un Boeing 727 della Northwest Airlines, da poco partito da Portland (Oregon), numero di volo 305. Consegnò un bigliettino ad una hostess, la quale pensando fosse il solito numero di telefono del viaggiatore di turno improvvisatosi corteggiatore, se lo mise in tasca senza troppa attenzione. “Forse è meglio se lo leggi – disse alla hostess – ho una bomba“. Nessuno sa se la bomba ci fosse davvero oppure no. Sul bigliettino c’era, in pratica l’avviso di “dirottamento in corso”.

Ordinò ai piloti di fare rotta su Seattle (stato di Washington), e lì di farsi consegnare due paracadute e 200.000 dollari in biglietti da 20 (almeno questa è la cifra ufficiale, ma potrebbe essere stato molto di più). Il presidente della Northwest, per evitare pubblicità negativa, disse ai piloti, che avevano immediatamente contattato terra, di eseguire gli ordini di Cooper. L’FBI e la polizia collaborarono per mettere insieme la cifra richiesta.

Il Boeing atterrò a Seattle. Le sue richieste furono esaudite, e Cooper lasciò scendere 36 passeggeri e un assistente di volo. Tutto andò liscio, e l’aereo ripartì da Seattle. Dopo il decollo, Cooper inviò la hostess nella cabina di guida e con l’aviofono ordinò ai piloti di mantenere la velocità fissa sui 320 km/h. Arrivati in corrispondenza del Lewis River, Cooper aprì il portellone posteriore e si buttò nel vuoto. Sembra che sorridesse  e fosse fiducioso, nonostante la mancanza di una tuta protettiva contro il freddo e la pioggia gelida. Da allora nessuno ha mai più rivisto D.B. Cooper.

L’FBI tentò di dipingerlo, mediaticamente, come un individuo rozzo che utilizzava un linguaggio osceno. Ma le testimonianze dei membri dell’equipaggio, invece, ne dipinsero i modi da gentleman e il suo fare tranquillizzante e mai violento. Fra le richieste che Cooper fece per lo scalo forzato, infatti, vi era anche quella di pasti caldi per tutta la crew. Parlava correttamente e non aveva particolari accenti.

Negli anni successivi, vennero ritrovati, nei boschi di quella zona, una targhetta di plastica proveniente da un portello posteriore di un Boeing 727, ed uno dei paracadute. Nel 1980 invece, nel fango alluvionale del Columbia River, si rinvennero alcune delle banconote del riscatto. E se per l’FBI questa era un indizio del fatto che non fosse sopravvisuto, nei fatti il Bureau continuò a ricercarlo per gli anni successivi. Anche perché il corpo, o i suoi vestiti, o il resto dei soldi, non furono mai ritrovati, nonostante le ricerche approfondite, che avevano appunto fatto venire alla luce quelle minuterie.

L’FBI individuò negli anni successivi un migliaio di sospetti (tra cui vi erano molti mitomani che si autoaccusarono falsamente del fatto), e tutti i più papabili erano ancora in vita ed in ottime condizioni di salute. Il Bureau era ufficiosamente convinto che D.B. Cooper avesse avuto conoscenze pratiche di paracadutismo (e dunque fosse sopravvissuto).

Il dirottamente di D.B. Cooper ha lasciato le sue tracce nell’aviazione moderna. All’inizio del 1973 vennero, infatti, modificate le procedure di sicurezza a terra, introducendo le perquisizioni sui bagagli. L’ondata di indignazione dei giuristi per la violazione del IV Emendamento (Non potrà essere violato il diritto dei cittadini di godere della sicurezza personale, della loro casa, delle loro carte e dei loro beni, di fronte a perquisizioni e sequestri ingiustificati; e non si rilasceranno mandati di perquisizione se non su fondati motivi sostenuti da giuramento o da dichiarazione solenne e con descrizione precisa del luogo da perquisire e delle persone da arrestare o delle cose da sequestrare) fu stroncata dalle Corti Federali, che spiegarono che, se limitata alla ricerca di armi ed esplosivi, la perquisizione era legittima (e c’è da dire che i dirottamenti passarono dai 31 dell’anno prima ai due del ’73, entrambi ad opera di psicolabili).

Venne anche modificata la struttura del Boeing 727, con l’inserimento del cosiddetto “Cooper vane”, che impediva che il portello posteriore, tipico di questo modello di aereo, potesse essere aperto durante il volo ed un eventuale dirottatore potesse così paracadutarsi.

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