West Coast Hotel

Se c’è una sentenza che fa da spartiacque nella giurisprudenza della Suprema Corte americana è quella del caso West Coast Hotel Co. v. Parrish del 1937.

Questa decisione, che sancì la costituzionalità dei salari minimi, in quanto uno Stato ha il particolare interesse di salvaguardare la salute dei cittadini e la loro attitudine a provvedere a se stessi, ebbe in realtà un impatto più ampio su tutto il diritto degli Stati Uniti al di là del thema decidendum, in quanto ipotizzava uno scenario di intervento dello Stato nell’economia in una società capitalista come quella americana. In realtà, vi era stata una sentenza che aveva anticipato il tutto, Nebbia v. New York (1934), che considerò legittima la fissazione di prezzi minimi e massimi per il latte, affermando che il controllo dei prezzi è costituzionalmente illegittimo solo se arbitrario e discriminatorio, e che uno Stato è libero di adottare le politiche economiche che possano ragionevolmente promuovere il benessere pubblico. Ma la Corte era poi ritornata sui suoi passi nella sentenza Morehead v. New York (1936), che giudicò invalida una legge che fissava un salario minimo per le donne lavoratrici.

Con la sentenza del West Coast Hotel, invece, la Corte abbandonò la convinzione storica che le leggi esistessero solo per dirimere controversie di natura commerciale e contrattuale, abbracciando le teorie giuridiche di Louis Brandeis (uno dei nove giudici della Corte, all’epoca), cioè che la legge dovesse essere usata per garantire una giustizia economica e sociale. Con 5 voti favorevoli e 4 contrari, la corte rovesciò la precedente sentenza del 1923 Adkins v. Children’s Hospital sullo stesso argomento, e inaugurò, nel bene e nel male, una nuova epoca della giurisprudenza del numero 1 di First Street NE, che andò ad impattare da un lato sulle libertà economiche e dall’altro sulle equità sociali.

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