L’Amish Mafia ovvero morale e Stato

amish-mafia1Su Discovery Channel Italia ha esordito in questi giorni la serie di documentari/reality chiamata Amish Mafia. Il programma fornisce un’inedita analisi sul piccolo, ma fortemente unito, gruppo di uomini che protegge e mantiene la pace e l’ordine all’interno della propria comunità Amish a Lancaster, in Pennsylvania. Come noto, gli Amish fanno parte di un gruppo molto religioso che mantiene le distanze dal mondo moderno. Ma offre anche uno spunto interessante di riflessione per comprendere come mai il fenomeno “mafia”, una volta radicatosi in una comunità, è molto difficile da estirpare.

La società Amish vede al vertice il Vescovo, poi il concistoro religioso, i diaconi, ed infine il resto dei parrocchiani. In questa forma statale quasi teocratica, sono i membri ai più alti livelli che sono investiti del potere/dovere di controllare che il resto dei membri della comunità viva secondo le regole di Dio (o di questo Stato Amish che dir si voglia). Ma come spesso succede, i controllori impongono regole agli altri che loro per primi non riescono a rispettare.

Cosa può fare un semplice parrocchiano che vede allora la morale della propria comunità messa in pericolo da chi dovrebbe tutelarla? In teoria avrebbe di fronte una solo opzione: informare il Vescovo. Ma oltre allo scandalo e alla vergogna che ne deriverebbe per l’intero gruppo sociale (dal loro punto di vista culturale), ciò potrebbe scatenare rappresaglie nei loro confronti: si tratta di uomini molto potenti. Se poi fosse il Vescovo stesso ad essere implicato in loschi traffici, questa opzione non sarebbe percorribile per ipotesi.

Così, con l’andare del tempo, si è andato creando un nuovo gruppo sociale fra i potenti e i parrocchiani. A questo gruppo si rivolgono questi ultimi quando vogliono denunciare qualcosa senza far scoppiare uno scandalo (o per il timore di farlo scoppiare per i motivi di cui sopra). Gli appartenenti a questo gruppo, dopo una breve indagine per appurare il fatto, si presentano direttamente al “colpevole” senza informare i vertici della comunità, e normalmente utilizzando l’arma del ricatto (rivelare alla comunità quello che hanno scoperto con relativo scandalo), fanno cessare il comportamento illecito, anche guadagnandoci anche qualcosa (terreni, ordinativi di merce, ecc.).

Una parte di quei soldi così incamerati vengono utilizzati per aiutare vedove o donne abbandonate dai mariti, o altre persone in difficoltà. Viene così creato un consenso generale, da parte dei parrocchiani, che oltre a vedere loro come baluardo della popolazione contro la corruzione morale del vertice della società, vede in loro anche dei benefattori. Sarà questo un ricordo che sicuramente verrà tramandato ai figli e ai nipoti, e anche se probabilmente tra due generazioni l’Amish Mafia sarà solo violenza e ricatti, nel substrato culturale rimarrà marchiata l’idea di protettori della comunità.

La mafia, dunque, non è, come spesso si crede un qualcosa di parallelo allo Stato. Essa è perpendicolare, lo attraversa e vive di esso e con esso, non contro di esso. Si insinua nelle falle che nascono tra ideale e reale.

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